Voto Arcobaleno
Voto Arcobaleno

Foti Francesco


Candidato/a alla Camera
per il collegio plurinominale Friuli-Venezia Giulia - 01 (Posizione in lista: 4)


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Punto 1: Assolutamente a favore del matrimonio egualitario. Un impegno che diventa un dovere irrinunciabile, proprio perché colmando le lacune, superando le differenze imposte per legge, nessuno dovrà sentirsi escluso o discriminato nel nostro paese. Il matrimonio è per tutti e così le Unioni civili: in tal modo inseriamo nel nostro ordinamento il principio di uguaglianza legale fra coppie LGBT e eterosessuali, con il conseguente riconoscimento pieno dei legami familiari tra genitori e figli anche nelle omogenitoriali.
Punto 2: E’ necessaria una riforma del diritto di famiglia che riconosca tutte le nuove tipologie di rapporti familiari e preveda l’estensione delle adozioni a singoli e coppie senza alcuna discriminazione per orientamento sessuale e/o identità di genere. Non possiamo più pensare ad un solo tipo di famiglia, ma dobbiamo considerare che esistono tante diverse forme, già oggi: è l’amore l’elemento unico ed essenziale che costituisce una famiglia. Dobbiamo facilitare la trascrizione dei certificati di nascita dei bambini nati all’estero e superare lo strumento delle adozioni speciali per aggirare il vuoto legislativo: a colmare questo vulnus debba essere la politica e non la giurisprudenza con una legge che consenta “l’adozione piena e legittimante” per i bambini che già vivono in una famiglia con due genitori dello stesso sesso e che consenta il riconoscimento alla nascita da parte di entrambi i genitori.
Punto 3: la legge Mancino è l’unico strumento normativo previsto dal nostro ordinamento per combattere i crimini di odio ed è stata approvata nel 1992. Allora si scelse di non includere le discriminazioni verso la comunità LGBTQI*. Bisogna ampliare la norma inserendo tutte le fattispecie già previste dalla giurisprudenza comunitaria: nulla di più né nulla di meno delle aggravanti previste dalla normativa europea, in particolare per i crimini sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Una riforma senza alibi o giustificazioni per nessuno.
Proponiamo inoltre che l’UNAR (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni) sia trasformato in Autorità nazionale Antidiscriminazioni: si tratta di una modifica non meramente nominalistica ma sostanziale. Oggi UNAR è un ufficio alle dipendenze del Governo mentre ciò che serve, per rispettare gli standard internazionali in materia di diritti umani, è avere un’autorità amministrativa autonoma e indipendente, con potere di azione diretta in giudizio contro i responsabili di atti e comportamenti discriminatori. Con un mandato chiaro nel contrasto di ogni forma di odio, intolleranza, razzismo ed hate speech.
Punto 4: Anche in questo caso sono favorevole: è necessario estendere la possibilità di fare ricorso alla fecondazione assistita anche da parte di donne lesbiche e single.  
Punto 5: Depatologizzazione della transessualità: mettiamo al centro la persona e il suo benessere. La transessualità non è una malattia e la disforia di genere può essere archiviata. Occorre avere in vista l’obiettivo unico del rispetto della condizione della persona, prevedendo percorsi di accompagnamento, di scoperta e accoglimento di sé stessi. Occorre riconoscere il diritto all’autodeterminazione della propria identità di genere, che è prima di tutto un percorso individuale, che afferisce all’intimità più profonda.
E’ necessaria la formazione e informazione in materia di identità di genere del personale sanitario e ospedaliero, dei medici di base, del personale infermieristico per preparare alla presa in carico della persona in transizione e costruire una rete diffusa fra consultori e centri pubblici multispecialistici adeguati allo scopo. Il cambio di identità anagrafica non deve dipendere dall’esecuzione del trattamento chirurgico.

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